venerdì, 29 settembre 2006

La raffigurazione del leone,percorre ininterrottamente la storia dell'uomo ad iniziare dal Paleolitico, mantenendo intatta la sua simbologia di forza, potenza e regalita'. In particolare poi, la presenza di ricorrenti sculture di felini, spesso incontestabilmente legate al sacro, pone il problema del loro significato, al di la' dell'immagine zoomorfa rappresentata, e ci immette direttamente nelle questioni relative alla ritualita' e alla mitografia. Infatti,tutte le raffigurazioni del leone, culturalmente e cronologicamente diverse, hanno una caratteristica in comune: associano l'immagine del leone a una qualita' che in qualche modo ha a che fare col sacro (potenza, regalita' o astuzia e malvagita' al massimo grado), spesso collegandola come figura mitica alla religione o identificandola direttamente con esseri divini, sia maschili che femminili. Ci si potrebbe innanzi tutto chiedere perche' questa figura mitica di leone e' identificata un po' col maschio, un po' con la femmina, questo a partire, come si è visto, dalla grotta LesTrois Frères, in cui parrebbe prevalere la raffigurazione della leonessa, a meno che non si tratti soprattutto di una questione di stile di rappresentazione, come gia' nelle piu' antiche sculture litiche di felini, o del fatto che, come già si è detto, il leone delle caverne era privo di criniera. In seguito, nell'iconografia dei tempi storici, troviamo quasi sempre il leone maschio, magari associato all'inizio, come in Egitto, in Grecia e a Roma, a divinita' femminili: forse per il passaggio da civilta' di caccia a civilta' agraria.Presso le antiche civilta' storiche, comunque, spesso il leone e' simbolo di divinità, in prevalenza femminili Tra le piu' note, presso i Sumeri, la dea Ereshkigal; la dea Inanna, associata al leone alato, o mentre soggioga il leone , avendone assunto lei stessa le ali; presso gli Ittiti, Hebat, sposa di Teshub, raffigurata come una matrona, in piedi sul suo animale sacro, il leone; la dea lunare Shaushka (identificata con Ishtar), III dinastia di Ur, periodo accadico, circa 2350 a.C.), come effigiata, figura alata ritta su un leone, nel rilievo di dei e dee della tribuna principale di Yazilikaya; un'immagine sumero-accadica presumibilmente della dea Lilith la rappresenta ritta su un leone; in un'arpa dalla tomba di re Puabi, Ur, 2600 a.C., una figura di leone, ritta in piedi come offerente; Zababa, sotto la cui effigie era raffigurato un leone; Nergal, dio della guerra; nell'arte minoica, un intaglio con una Dea delle montagne con leoni; in Grecia, Cybele, dea madre della Frigia , e dea punica della guerra, guida un carro trainato da leoni o è assisa su un trono con due leoni accucciati ai piedi; risalente al Neolitico, VII millennio a:C., in Anatolia, a Catal Huyuk, una statuina di divinità femminile, seduta su un trono, con leonesse come braccioli, in argilla; Artemide, dea della natura. "aspra agitatrice di belve", come canta Omero, sovente raffigurata con dei leoni, che appaiono nel frontone del tempio a lei dedicato, a Corfù (arte greca, 600 a.C.); tra le numerosissime divinita' egizie, , Aker, doppio leone, con il disco solare, guardiano del sorgere e del tramontare del sole;Bast, raffigurata con fattezze di gatto, oltre che di leone; Hathor, anche sotto forma di mucca, oltre che di leone; Horus, con testa di leone e disco solare; Mehit, dea con testa di leone; Sekhmet , con testa di leone sormontata dal disco solare, col cobra ; Tefnut, con testa di mucca oltre che di leone, sovrastata dal disco del sole; in Tibet, Senge Dong-ma; in India, Simhavaktra come donna, Narasimha come incarnazione di Visnù Giunone romana, rappresentata su un carro trainato da leoni; Vulcano , dio romano, era associato al leone, il cui ruggito rammentava il rombo del vulcano; in Oriente, Buddha, seduto su un leone come su un trono, era detto " il leone di Shakya"; Chiu-shou , divinità cinese, era un leone, che talvolta assumeva fattezze umane; Durga, dea indu', distruttrice di demoni, e' raffigurata seduta su un leone; Tara dea tibetana (leonessa); Sinha Kubera, dio indù, seduto sulla schiena di un leone; Nyavirezi, dea africana, era associata al leone.
mercoledì, 27 settembre 2006

Era una cassa preziosa che custodiva le Tavole della Legge che Mosè ricevette da Dio sul monte Sinai, nonché secondo alcuni la miracolosa verga di Aronne e un vaso di manna. Considerata dimora visibile di Dio invisibile, nonché testimonianza tangibile del patto di alleanza fra lui ed il suo "popolo eletto", essa divenne ben presto simbolo della religione ebraica. Secondo quanto dice la Bibbia, questa cassa doveva essere di legno d'acacia, rivestita d'oro dentro e fuori, con una ghirlanda anch'essa d'oro attorno al coperchio. Fu costruita nell'anno 1446 a.C. e veniva trasportata come una lettiga sospesa a due stanghe infilate in quattro appositi anelli. Nell'Esodo si precisa che le stanghe non dovevano mai essere tolte, l'Arca non doveva essere toccata per nessun motivo, ne poteva essere avvicinata senza le dovute precauzioni, pena la morte. Si narra che un certo Uzza che la tocco istintivamente per evitare che cadesse durante un percorso impervio, rimase fulminato all'istante.L'Arca dell'Alleanza, che aveva per gli Ebrei lo stesso significato del Tabernacolo cristiano seguì sempre le peregrinazioni di quel popolo e veniva custodita in una tenda speciale appositamente allestita. Finché il famoso re Salomone, adempiendo ad una promessa fatta al padre David, fece costruire un magnifico tempio a Gerusalemme in cui solennemente la situò.Alla stanza dedicata all'Arca poteva accedere solamente il Sommo Sacerdote non più di una volta all'anno. Il tempio però fu distrutto da Nabucodonosor dopo circa 3 secoli. In questa circostanza sembra che anche l'Arca andasse distrutta,ma secondo alcuni fu trafugata e nascosta in un luogo lontano.Per 800 anni fu l'oggetto più sacro e venerato del mondo. Improvvisamente, nel 586 a.C. essa scomparve.Che fine fece? Su quest'interrogativo si sono intrecciate le ipotesi più varie, dall'Etiopia alla Giordania all'Irlanda.Secondo altri invece la mitica cassa sarebbe stata trafugata dai Templari e nascosta dentro qualche castello in nord Europa.
martedì, 26 settembre 2006

La ricerca del Sacro Graal è un tema ricorrente nella mitologia cristiana. Secondo la leggenda il Graal è il calice usato da Cristo nell'ultima cena, recuperato dallo zio di Cristo, Giuseppe d'Arimatea e portato in Gran Bretagna come un talismano sacro per la Chiesa primitiva. Seppellito o perduto da qualche parte vicino a Glastonbury, il primo centro cristiano della Gran Bretagna, divenne oggetto di una ricerca che durò molti secoli. I cavalieri di re Artù ritrovarono misteriosamente il Graal, e da quel tempo fu considerato non solo una reliquia cristiana, ma anche un recipiente magico nel quale si trovava il segreto di un'antica saggezza. Poi misteriosamente, come fu trovato, il Graal scomparve di nuovo e da allora molti uomini l'hanno invano cercato. E una commistione di elementi occulti, religiosi e leggendari che pongono il Graal in una posizione particolare, diversa da quella delle altre reliquie cristiane e ne fanno una parte essenziale della ricerca della conoscenza perduta. Il primo problema riguarda quanto di vero ci sia nella realtà oggettiva del Graal e nel suo presunto viaggio verso la Gran Bretagna. Inizialmente, le prove indirette
sono abbastanza incoraggianti. C'è il fatto storicamente provato, riportato nei Vangeli, che Giuseppe e Nicodemo ricevettero il corpo di Cristo e lo seppellirono. L'ipotesi che Giuseppe fosse lo zio di Cristo (il che non è attestato nella Bibbia) è resa in qualche modo plausibile dal fatto che Pilato acconsentì a consegnare proprio a lui il corpo; dal momento che Cristo era stato condannato come un criminale, avrebbe dovuto essere sepolto come tale, nel luogo riservato ad essi, a meno che, secondo la legge romana o ebrea, un parente fosse venuto a reclamarne le spoglie.
lunedì, 25 settembre 2006

Dio greco, figlio di Zeus e di Latona, la quale, perseguitata da Era, lo generò nell’isola di Delo. Forse più di quella di ogni altro dio ellenico, la figura di Apollo personifica la realtà della divinità nei suoi rapporti con gli uomini e con il cosmo.
A differenza di quasi tutti gli altri dei, Apollo non personifica solo un determinato aspetto del divino, ma il dio nell’interezza dell’esperienza religiosa greca. Tutte le vicende mitiche connesse con la sua figura lo presentano al di sopra dell’esperienza mitologica umana, rivelando misteriosamente la sua natura di "idea" del divino, le cui manifestazioni coinvolgono tutta la realtà proprio perché il dio è al di sopra e al di fuori di essa.Ciò consente anche di comprendere il profondo significato religioso dell’apparente paradosso per cui Apollo è insieme spargitore di morbi e supremo guaritore. Il fuoco che accompagna in questi casi il manifestarsi del dio è contemporaneamente il simbolo della pestilenza e della purificazione. Esso è un emblema dell’oscura "superiorità" del dio sulle cose terrene: Apollo è infatti "il dio", non "il dio della malattia e della morte" o "il dio della guarigione", ma la divinità nella sua genuina pienezza, che interviene sugli eventi umani "con il fuoco" e cioè con un elemento distanziatore dall’uomo, sia che porti la morte, sia che guarisca. Le frecce che Apollo lancia con il suo arco sono le apportatrici del fuoco, e l’Inno omerico ad Apollo Delio conferma la singolare superiorità di Apollo sugli altri dei "parziali", collegandola appunto all’emblema dell’arco. L’inno dice, infatti, che quando Apollo giunge all’Olimpo e tende l’arco, "tutti gli dei si levano in piedi" dinanzi a lui.
La teologia greca ha, d’altronde, definito esattamente la pienezza unica della divinità di Apollo, riconoscendo in lui l’interprete del "logos" che proviene da Zeus, il fatto che il "logos" supremo si manifesti agli uomini nella voce di Apollo sta alla base della sua facoltà profetica, consistente non solo nella conoscenza del passato e del futuro, ma anche nella rivelazione delle leggi morali d’impronta divina.La profondità dell’esperienza religiosa greca ha attribuito ad Apollo rivelatore del "logos" la tutela della musica e della poesia, riconoscendo a queste arti un valore divino di verità, che è anche, ma non soltanto, determinante di guarigione dei mali umani.
domenica, 24 settembre 2006

Il nome ufficiale dell'ordine religioso e militare è: Ordine dei cavalieri poveri di Cristo, più noto come Ordine dei cavalieri del tempio di Salomone o più brevemente Ordine dei cavalieri Templari.La congregazione si sviluppò nel 1119, a partire da una piccola formazione di nove cavalieri capeggiata dai crociati francesi Ugo des Payens e Goffredo di Saint Omer. Lo scopo dell'iniziativa, ben accolta da Baldovino II Re di Gerusalemme, era quello di proteggere i pellegrini che si recavano in Terra Santa, lungo le insicure vie che conducono da Gerusalemme al Giordano.Successivamente i Templari furono i principali difensori degli Stati latini (e non solo), prendendo attivamente parte ai combattimenti.Il nome dell'Ordine deriva dal fatto che Re Baldovino posizionò i cavalieri nella moschea di Al-Aqsa, sulla spianata del distrutto tempio di Salomone.I templari ottennero l'approvazione papale, e nel 1128 al Concilio di Troyes fu stabilita per loro una regola, redatta da San Bernardo da Chiaravalle, ispirata alla regola cistercense.Dai "fratelli" Cistercensi, i Templari ereditarono anche il colore del mantello: bianco.La gerarchia all'interno dell'Ordine prevedeva al vertice il maestro, la cui autorità era limitata da un capitolo composto dai dignitari (il siniscalco, il comandante del Regno di Gerusalemme, il drappiere, il comandante delle altre regioni).L'uniforme era composta da un mantello, come già anticipato, bianco, arrichito da una croce rossa sul petto e sulla spalla destra.
La forma della croce è greca (simmetrica) o latina (con la punta inferiore più lunga), con le punte che vanno ad allargarsi verso l'estremità. Le punte terminano con un bordo dritto o, più raramente, concavo. I quartieri generali rimasero a Gerusalemme fino alla riconquista musulmana della città nel 1187, dopodiché furono trasferiti ad Antiochia, Acra, Cesarea e infine a Cipro.Nel traffico di denaro e merci dall'Europa alla Palestina, i Templari svilupparono un efficiente sistema bancario del quale cominciarono a servirsi nobili e regnanti europei. I cavalieri accumularono così immense ricchezze che suscitarono invidie profonde e brame di conquista. Con il fallimento delle ultime crociate, tuttavia, il compito istituzionale dei templari ebbe termine, inoltre l'opinione pubblica iniziò a giudicare i Templari stessi come causa della sconfitta crociata.Nel 1307 Filippo IV di Francia, con l'aiuto di papa Clemente V, fece arrestare il gran maestro Giacomo de Molay e quasi tutti i templari di Francia con l'accusa infamante di sacrilegio e di satanismo, condannandolo poi al rogo insieme ai suoi principali ufficiali. L'ordine venne soppresso nel 1312, tutti i suoi beni vennero assegnati ai cavalieri Ospitalieri o confiscati da Filippo IV e da Edoardo II, che aveva sciolto la congregazione in Inghilterra.
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