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giovedì, 10 aprile 2008

Un segno per TUTTI

postato da: cosepreziose alle ore 06:34 | Permalink | commenti
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giovedì, 21 giugno 2007


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postato da: cosepreziose alle ore 12:15 | Permalink | commenti
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venerdì, 04 maggio 2007

Dea della bellezza, dell'amore e della fecondità. Le origini della sua nascita sono avvolte dal mistero: secondo Esiodo, quando Crono ferì a morte suo padre Urano, alcune gocce del suo sangue caddero nel mare facendo sgorgare una schiuma bianca dalla quale nacque la nostra Dea. Per Omero, invece, Afrodite è figlia di Zeus e Dione. La vita sentimentale della Dea risulta movimentata: sposata col bruttissimo fratellastro Efesto, fabbro divino, decise di consolarsi tra le braccia di Ares ed ebbe tre figli: Deimos, Phobos e Armonia. La relazione adulterina ebbe bruscamente fine quando furono scoperti da Elios che spifferò tutto a Efesto. La vendetta fu un capolavoro: il fabbro costruì una rete di bronzo ultra resistente e con le maglie tanto strette da risultare invisibile. La pose sul letto e, dicendo alla consorte che partiva per un viaggio, attese l'incontro tra i due amanti. Rientrato all'improvviso, li colse in flagrante. Afrodite e Ares cercarono di fuggire ma, imprigionati nella rete, furono bloccati e messi alla gogna davanti a tutto il parentado convocato da Efesto. Potete immaginarvi le risate degli Dei alla vista dei due amanti racchiusi come pesci nelle maglie della rete! Dopo tale divertimento, Efesto liberò gli amanti che, umiliati, se la diedero a gambe. Non contenta di tale esperienza, Afrodite ebbe altre relazioni more uxorio. Uno dei suoi tanti amanti fu Ermes con cui ebbe Ermafrodito, dio dal sesso non definito (univa infatti natura femminile e maschile).Dei suoi numerosi santuari, famosi erano quello di Pafo a Cipro, quello nell'isola di Citera e quello di Corinto. Il suo incontro e la conseguente identificazione con la Venere romana dovrebbe essere avvenuto nel IV-III sec. a.C., e probabilmente in Sicilia con la Venere Ericina.

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lunedì, 19 febbraio 2007

 

Nel Duomo di Torino è conservata una delle più importanti reliquie che l'umanità possegga, se non la più importante. Si tratta della Sacra Sindone, cioè del lenzuolo che avvolse il corpo di Cristo dopo la sua agonia sulla Croce, quando venne posto da Maria e Maddalena nel suo sepolcro. Il lenzuolo riporterebbe l'immagine di Gesù per intero, visto frontalmente e posteriormente. Il condizionale è d'obbligo, visto che non si ha la certezza che effettivamente l'uomo di cui rimane l'immagine sia proprio Cristo. Tempo fa il sacro lenzuolo è stato sottoposto ad alcune analisi che avevano suggerito l'idea che esso potesse essere appartenuto ad uno degli ultimi maestri templari, se non proprio a Giacomo di Moley, ultimo maestro del Tempio. Tuttavia, ulteriori studi recenti hanno rivalutato l'idea originaria che il lenzuolo avesse davvero avvolto il corpo di Cristo.  Soprattutto, a prova di tale ipotesi, contribuiscono diverse prove, tra le quali la scoperta della presenza di due monete poste sugli occhi del defunto secondo un'antica usanza (dovevano servire al defunto per pagare Caronte, il traghettatore che li avrebbe condotti attraverso il Lethe negli inferi) appartenenti all'età storica di Ponzio Pilato, governatore romano di quel periodo (prima metà del I secolo d.C.). Inoltre, un'analisi al computer ha rivelato tracce di sangue sul costato dell'uomo e sulla fronte (forse per via della corona di spine). Nel 1997 la Sindone scampò miracolosamente ad un incendio che, tuttavia, la danneggiò in parte. All'interno del Duomo è possibile ammirare una copia a grandezza naturale della reliquia. La vera Sindone è conservata in un'altra parte del Duomo, a sinistra dell'altare, e viene esposta in pubblico solo in rare occasioni. . Rimane comunque il dubbio che l'uomo immortalato possa non essere il Cristo. Ma se non si tratta di lui, di chi si tratta allora? Il mistero rimane, anche perché tale fenomeno è già strano di per sé. Infatti, in condizioni normali, un'immagine così nitida non sarebbe potuta rimanere. Ma allora, come è stato possibile tale prodigio?

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mercoledì, 18 ottobre 2006

Castel del Monte si trova nel territorio del comune di Andria in provincia di Bari, in Puglia adagiato su un colle a metà strada tra la cattedrale gotica di Chartres, una delle più belle della Francia, e la piramide di Cheope. In Castel del Monte nulla è stato lasciato al caso anche il più piccolo pezzo di roccia è stato inserito in uno schema logico e razionale, in un secolo XIII dove attraverso l’architettura si trasmettevano messaggi in codice racchiusi nel castello ancor oggi irrisolti.Rimane al primo acchito il numero pietrificato reso immortale trasformato in forma, il numero "otto". La costruzione di Castel del Monte nasconde numerosi segreti ma l’unico messaggio visibile a tutti è quello tramandato con la geometria delle sue forme. Infatti Castel del Monte antico maniero dalle varie e numerose interpretazioni è caratterizzato da una pianta ottagonale circondata da otto torri ottagonali,con otto sale al piano inferiore ed otto sale al piano superiore e con un cortile interno ottagonale  al centro del quale vi era una vasca ottagonale.La forma ottagonale è il simbolo della resurrezione, la forma ottagonale è usata in edifici dal significato cosmico. Molti sono i templi religiosi dove è presente una forma quadrata sormontata da una forma sferica, la terra e il cielo, la terra data dal quadrato e il cielo dato dalla forma circolare.Spesso tra queste 2 figure si pone la forma dell’ ottagono, infatti la cupola non poggia direttamente sulla base quadrata ma bensì sulla forma ottagonale,infatti il quadrato simboleggia la terra, l’ottagono l’uomo, il cerchio il cielo. La figura geometrica dell’ottagono ma anche il numero otto ha carattere di mediazione tra la terra e il cielo ,tra il quadrato e il cielo. Il numero otto, segno di pace quaterna bis, segno di resurrezione ,Noè è l’ottava persona dell’arca prefigurante il battesimo, perciò il motivo della forma ottagonale dei battisteri dal IV sec. Il vescovo di Milano Ambrogio introdusse la forma dell’ottagono per i battisteri  per sottolineare  il significato della cerimonia del battesimo l’unione dell’infinito DIO, con il finito l’uomo.Battisteri ,basiliche dalla forma ottagonale, la moschea di Omar o cupola della roccia visitata da Federico II durante il suo viaggio a Gerusalemme, la cappella di Aquisgrana dalla forma ottagonale dove Federico II fu incoronato imperatore, la chiesa del tempio di Londra costruita nel 1160, chiesa templare, anch’essa ottagonale.Il numero otto, il numero cardine dell’autorità universale , il numero sempre in rapporto con l’infinito e la morte, il numero che compare innumerevoli volte nella costruzione di Castel del Monte.In Castel del Monte: 8 fiori quadrifogli  sulla cornice destra del timpano sul portale, 8 fiori quadrifogli sulla cornice sinistra del timpano sul portale, 8 fiori quadrifogli sulla cornice inferiore sullo spazio di ingresso, 8 foglie sui capitelli per tutte le  colonne del piano terra e del primo piano,8 foglie sulla chiave di volta, 8 petali al fiore della chiave di volta, 8 foglie di vite sulla chiave di volta della prima sala piano terra, 8 foglie di girasole sulla chiave di volta della quarta sala, 8 foglie e 8 petali sulla chiave di volta della quinta sala,  8 foglie di acanto sulla chiave di volta dell’ottava sala, 8 foglie di fico sulla chiave di volta della sala ottava del primo piano , il numero 8 ripetuto in ogni particolare della sua architettura è presente in infiniti particolari all’interno di Castel del Monte.

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martedì, 17 ottobre 2006

Uno dei più grandi misteri della storia avvolge la leggenda della Spada nella Roccia, la mitica Excalibur o forse un’altra spada che donò il regno ad Artù. Fitta è la nebbia che avvolge questa storia, la cui verità si è persa col passare del tempo.Molte delle leggende raccontano di questa spada e di come un "prescelto" sia riuscito ad estrarla dalla roccia. Come sappiamo, spesso le leggende si confondono tra di loro: la leggenda di Re Artù si confonde con quella della mitica spada dai poteri magici. Riporto di seguito la versione della leggenda in cui si narra appunto di come il giovane Artù abbia compiuto l’impresa che mai nessuno era riuscito a portare a termine prima d’allora.Tutti i più importanti uomini del regno si riunirono il mattino di Natale a pregare in chiesa e sul sagrato scorsero un grande masso di marmo, al centro del quale era inserita un‘incudine nella quale era infitta fino all’elsa una spada. Attorno alla spada erano incise queste parole: "Chi estrarrà questa spada dalla pietra e dall’incudine sarà il legittimo re d’Inghilterra". Tutti i più forti cavalieri si provarono a estrarre l’arma, ma ebbero un bello sforzarsi: la spada non si mosse di un pollice. Il vero re non è qui disse l’arcivescovo della chiesa, ma Dio ce lo farà conoscere. Che dieci uomini vigilino su questa spada finché non arriva. Nel frattempo, si decise che tutti i cavalieri avrebbero provato ad estrarre la spada a turno, e in attesa della comparsa del legittimo sovrano si stabilì di tenere un torneo il giorno di Capodanno, in modo che tutti intanto restassero uniti.Ognuno tentò ancora di svellere la spada, ma sempre invano. Soltanto Artù la estrasse senza sforzo. Gli invidiosi cavalieri, però, non restarono affatto convinti, e pretesero un’altra prova, irritati all’idea che un giovane sconosciuto regnasse su di loro. Dopo la terza prova il popolo proclamò a gran voce la sua fede in Artù, e finalmente poveri e ricchi si inginocchiarono concordi davanti al nuovo sovrano da tutti riconosciuto tale. Solo allora Merlino rivelò all’assemblea dei signori e dei popolani chi fosse il vero padre di Artù. Questi prese la spada e andò a porla sull’altare, giurando che sarebbe stato un buon re e che avrebbe difeso la verità e la giustizia ogni giorno della sua vita. E lo stesso giorno, l’arcivescovo armò Artù cavaliere e lo unse re, ed egli da allora regnò con saggezza e prudenza.

  

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sabato, 14 ottobre 2006

Fin dai tempi più antichi, troviamo a Roma, le cosiddette lampade eterne. Ne troviamo una ad esempio su un tempio di Numa Pompilio. P. M. Elsen scrive: "Quando il sepolcro di Pallante fu aperto nei pressi di Roma nel 1401, lo si trovò illuminato da una lampada che aveva brillato per oltre 2000 anni!". Sulla via Appia venne scoperta intorno alla metà del XVI secolo una tomba. In essa venne trovato il corpo di una giovane galleggiante in un liquido sconosciuto,che era riuscito a mantenerne incorrotto il corpo, tant'è che sembrava stesse dormendo. Ai suoi piedi, una lampada accesa, che si spense a contatto con l'aria, quando la tomba venne aperta.Secondo certe iscrizioni si scoprì che si trattava di Tullia, figlia di Cicerone, morta nel 45 a.C. La si portò in Campidoglio e la gente affluì in massa per vederla. Ma, pensando ad un miracolo, iniziò ad adorarla come una santa. Cosicché il papa Paolo III ebbe l'idea di fare gettare la salma nel Tevere. Un fatto analogo avvenne a Budapest, nel 1930, quando alcuni operai ritrovarono durante dei lavori il corpo di un'altra giovane donna, perfettamente conservato, immerso in un misterioso liquido blu. E ai suoi piedi, ardeva anche in questo caso una lampada eterna, immersa nell'acqua. In pochi minuti, il liquido evaporò e la lampada si spense. Gli studiosi non riuscirono ad arrivare in tempo e tutto rimase avvolto nel mistero. Due di queste lampade eterne sarebbero state ritrovate in un monastero in Inghilterra intorno alla metà del XVI secolo ed ora sarebbero custodite nel museo di Leida, in Olanda. Un altra lampada simile venne trovata nel 1717 in un tempio sotterraneo dei Rosacroce, in Gran Bretagna. Ma lampade eterne si trovano nella storia anche precedentemente Roma. Il gesuita Atanasio Kircher ci parla di lampade eterne in alcune tombe scavate nella roccia a Menfi, in Egitto, risalenti a millenni prima. Anche S. Agostino ci descrive una lampada simile trovata in un santuario di Iside, in Egitto, che "né il vento, né l'acqua potevano spegnere..." Per Charroux, tali lampade sarebbero state una sorta di pile nucleari in scala ridotta, adatte a funzionare per ca. 5000 anni, ovvero il tempo di disintegrazione del radium. Per altri, si dev'essere trattato di pile al plasma, ma di certo, nulla si sa.

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venerdì, 06 ottobre 2006

   

Figlio della ninfa Liriope e del dio del fiume Cefiso, quando nacque, il veggente Tiresia gli profetizzò che sarebbe vissuto fino a tarda età, purché non conoscesse mai se stesso. Chiunque si sarebbe innamorato di Narciso,e già all'età  sedici anni si era lasciato alle spalle una schiera di amanti respinti d'ambo i sessi, poiché era caparbiamente geloso della propria bellezza. Tra i tanti  spasimanti vi era la Ninfa Eco,che non poteva più servirsi della propria voce se non per ripetere stupidamente le ultime parole gridate da qualcun'altro.Il ragazzo la respinse in modo brusco e fuggì lasciando la povera Eco lamentandosi con le ultime parole di Narciso. Eco trascorse il resto della sua vita in valli solitarie, gemendo d'amore e rimpianto, finché di lei rimase soltanto la voce. Un giorno Narciso mandò una spada ad Aminio, il suo spasimante più acceso, e quest'ultimo si uccise sulla soglia della casa dell'amante, invocando gli dei perché vendicassero la sua morte. Artemide udì quel grido di dolore e fece si che Narciso si innamorasse senza poter soddisfare la propria passione.A Donacone, nella regione di Tespia, Narciso stava passeggiando e si avvicinò a una fonte chiara come l'argento, mai contaminata da armenti, uccelli, belve o rami caduti dagli alberi vicini. Non appena sedette sulla sponda di quella fontana si innamorò della propria immagine. Dapprima tentò di abbracciare e baciare il bel fanciullo che gli stava davanti, poi riconobbe che era se stesso e rimase ore a fissarsi nell'acqua. L'amore gli veniva al tempo stesso concesso e negato, egli si struggeva per il dolore e insieme godeva del suo tormento, ben sapendo che almeno non avrebbe tradito se stesso. Eco, pur non avendo perdonato Narciso, soffriva con lui e ripeté le ultime parole che Narciso proclamò mentre si trafiggeva il petto con una spada. Dalla terra inzuppata di sangue nacque il narciso bianco dalla corolla rossa, da cui si distilla ora l'unguento balsamico di Cheronea.


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venerdì, 29 settembre 2006

La raffigurazione del leone,percorre ininterrottamente la storia dell'uomo ad iniziare dal Paleolitico, mantenendo intatta la sua simbologia di forza, potenza e regalita'.
In particolare poi, la presenza di ricorrenti sculture di felini, spesso incontestabilmente legate al sacro, pone il problema del loro significato, al di la' dell'immagine zoomorfa rappresentata, e ci immette direttamente nelle questioni relative alla ritualita' e alla mitografia.
Infatti,tutte le raffigurazioni del leone, culturalmente e cronologicamente diverse, hanno una caratteristica in comune: associano l'immagine del leone a una qualita' che in qualche modo ha a che fare col sacro (potenza, regalita' o astuzia e malvagita' al massimo grado), spesso collegandola come figura mitica alla religione o identificandola direttamente con esseri divini, sia maschili che femminili.
Ci si potrebbe innanzi tutto chiedere perche' questa figura mitica di leone e' identificata un po' col maschio, un po' con la femmina, questo a partire, come si è visto, dalla grotta LesTrois Frères, in cui parrebbe prevalere la raffigurazione della leonessa, a meno che non si tratti soprattutto di una questione di stile di rappresentazione, come gia' nelle piu' antiche sculture litiche di felini, o del fatto che, come già si è detto, il leone delle caverne era privo di criniera.
In seguito, nell'iconografia dei tempi storici, troviamo quasi sempre il leone maschio, magari associato all'inizio, come in Egitto, in Grecia e a Roma, a divinita' femminili: forse per il passaggio da civilta' di caccia a civilta' agraria.Presso le antiche civilta' storiche, comunque, spesso il leone e' simbolo di divinità, in prevalenza femminili Tra le piu' note, presso i Sumeri, la dea Ereshkigal; la dea Inanna, associata al leone alato, o mentre soggioga il leone , avendone assunto lei stessa le ali; presso gli Ittiti, Hebat, sposa di Teshub, raffigurata come una matrona, in piedi sul suo animale sacro, il leone; la dea lunare Shaushka (identificata con Ishtar), III dinastia di Ur, periodo accadico, circa 2350 a.C.), come effigiata, figura alata ritta su un leone, nel rilievo di dei e dee della tribuna principale di Yazilikaya; un'immagine sumero-accadica presumibilmente della dea Lilith la rappresenta ritta su un leone; in un'arpa dalla tomba di re Puabi, Ur, 2600 a.C., una figura di leone, ritta in piedi come offerente; Zababa, sotto la cui effigie era raffigurato un leone; Nergal, dio della guerra; nell'arte minoica, un intaglio con una Dea delle montagne con leoni; in Grecia, Cybele, dea madre della Frigia , e dea punica della guerra, guida un carro trainato da leoni o è assisa su un trono con due leoni accucciati ai piedi; risalente al Neolitico, VII millennio a:C., in Anatolia, a Catal Huyuk, una statuina di divinità femminile, seduta su un trono, con leonesse come braccioli, in argilla;
Artemide, dea della natura. "aspra agitatrice di belve", come canta Omero, sovente raffigurata con dei leoni, che appaiono nel frontone del tempio a lei dedicato, a Corfù (arte greca, 600 a.C.); tra le numerosissime divinita' egizie, , Aker, doppio leone, con il disco solare, guardiano del sorgere e del tramontare del sole;Bast, raffigurata con fattezze di gatto, oltre che di leone; Hathor, anche sotto forma di mucca, oltre che di leone; Horus, con testa di leone e disco solare; Mehit, dea con testa di leone; Sekhmet , con testa di leone sormontata dal disco solare, col cobra ; Tefnut, con testa di mucca oltre che di leone, sovrastata dal disco del sole; in Tibet, Senge Dong-ma; in India, Simhavaktra come donna, Narasimha come incarnazione di Visnù Giunone romana, rappresentata su un carro trainato da leoni; Vulcano , dio romano, era associato al leone, il cui ruggito rammentava il rombo del vulcano; in Oriente, Buddha, seduto su un leone come su un trono, era detto " il leone di Shakya"; Chiu-shou , divinità cinese, era un leone, che talvolta assumeva fattezze umane; Durga, dea indu', distruttrice di demoni, e' raffigurata seduta su un leone; Tara dea tibetana (leonessa); Sinha Kubera, dio indù, seduto sulla schiena di un leone; Nyavirezi, dea africana, era associata al leone.






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mercoledì, 27 settembre 2006

Era una cassa preziosa che custodiva le Tavole della Legge che Mosè ricevette da Dio sul monte Sinai, nonché secondo alcuni la miracolosa verga di Aronne e un vaso di manna. Considerata dimora visibile di Dio invisibile, nonché testimonianza tangibile del patto di alleanza fra lui ed il suo "popolo eletto", essa divenne ben presto simbolo della religione ebraica. Secondo  quanto dice la Bibbia, questa cassa doveva essere di legno d'acacia, rivestita d'oro dentro e fuori, con una ghirlanda anch'essa d'oro attorno al coperchio. Fu costruita nell'anno 1446 a.C. e veniva trasportata come una lettiga sospesa a due stanghe infilate in quattro appositi anelli. Nell'Esodo si precisa che le stanghe non dovevano mai essere tolte, l'Arca non doveva essere toccata per nessun motivo, ne poteva essere avvicinata senza le dovute precauzioni, pena la morte. Si narra che un certo Uzza che la tocco istintivamente per evitare che cadesse durante un percorso impervio, rimase fulminato all'istante.L'Arca dell'Alleanza, che aveva per gli Ebrei lo stesso significato del Tabernacolo cristiano seguì sempre le peregrinazioni di quel popolo e veniva custodita in una tenda speciale appositamente allestita. Finché il famoso re Salomone, adempiendo ad una promessa fatta al padre David, fece costruire un magnifico tempio a Gerusalemme in cui solennemente la situò.Alla stanza dedicata all'Arca poteva accedere solamente il Sommo Sacerdote non più di una volta all'anno. Il tempio però fu distrutto da Nabucodonosor dopo circa 3 secoli. In questa circostanza sembra che anche l'Arca andasse distrutta,ma secondo alcuni fu trafugata e nascosta in un luogo lontano.Per 800 anni fu l'oggetto più sacro e venerato del mondo. Improvvisamente, nel 586 a.C. essa scomparve.Che fine fece? Su quest'interrogativo si sono intrecciate le ipotesi più varie, dall'Etiopia alla Giordania all'Irlanda.Secondo altri invece la mitica cassa sarebbe stata trafugata dai Templari e nascosta dentro qualche castello in nord Europa.

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